“NON DISPERDIAMOCI” al via il progetto su legalità e antimafia

mercoledì, 11 Novembre , 2020 - Categoria: News ed eventi

Si è tenuto nel pomeriggio di oggi  il primo dei quattro seminari del progetto ‘‘Non disperdiamoci’‘, finanziato dalla Regione Campania nell’ambito dell’Avviso Pubblico “Scuola di Comunità”. Tema dell’incontro: la responsabilità. L’Obiettivo del seminario , grazie all’intervento di esperti impegnati nel sociale,è quello di sensibilizzare i genitori, gli alunni, e l’intera popolazione scolastica ad una cultura della legalità, antimafiosa e di rispetto e pratica dei valori sanciti dalla Costituzione.

Il progetto ”Non disperdiamoci” – promosso e realizzato dalla cooperativa sociale ”La Girella” in partenariato con istituzioni scolastiche, associazioni e soggetti del terzo settore – punta a favorire l’inclusione socio-educativa degli alunni, a rafforzare la consapevolezza e l’acquisizione del significato della cittadinanza attiva e di comportamenti responsabili ispirati al rispetto della legalità e del senso civico.

La dottoressa Adele Galdo ha introdotto il seminario e presentato  il progetto; di seguito gli interventi del Dott. Valentino Santucci, presidente del Consorzio Percorsi, sull’importanza di contrapporsi alla cultura della criminalità, e di Carlo Mele, direttore della Caritas di Avellino, che ha spiegato  come  declinare la responsabilità nella vita quotidiana.

Riportiamo qui di seguito alcuni passaggi dell’accorato intervento di Valentino Santucci:

“Il progetto scuola di comunità suggerisce già uno spunto per la nostra riflessione: la scuola non fine a se stessa, ma istituzione educativa, inserita nella comunità sociale perché questa sia sempre più giusta divenendo il luogo dove il bene sia comune e di ciascuno.

In sostanza la parola responsabilità deriva dall’aggettivo responsabile che deriva a sua volta dal latino rispondere.

Quindi rispondere (a voce, nei fatti…) a che cosa; a quale domanda, a quali situazioni? All’emergenza sociale (la povertà, il disagio sociale, la cura dei malati); al disagio scolastico, alla crisi della politica. Oppure sentiamo la necessità di essere responsabili, di assumerci delle responsabilità verso quanto ci circonda, verso la storia che stiamo vivendo? Ci sentiamo interpellati a dare risposte a tutto questo?

È chiaro  che la responsabilità ha che fare con l’agire stesso dell’uomo. Il nostro agire condiziona la società, condiziona la storia… ed, a secondo del nostro agire, essa migliora o peggiora, si evolve o può regredire . Un agire che non è solo prassi delle cose da fare per il bene dello stato come era nella civiltà romana; ma presuppone anche una libertà e relazionalità introdotta nel nostra cultura dal pensiero ebraico-cristiano.

Quindi quando tutti noi spesso giudichiamo la società, il sistema politico, la sanità, il mondo dei servizi, la scuola, le istituzioni… non dobbiamo mai dimenticare che non sono realtà anonime e fuori dalla storia; ma vivono e sono caratterizzate dall’agire dell’uomo e quindi tutti siamo in un certo senso coinvolti e responsabili di come esse sono.  Se le istituzioni a vario titolo sono buone o meno buone questo dipende da noi, dal nostro assumerci o meno responsabilità verso le questioni attraverso le istituzioni chiamate a risolvere problemi e garantire una convivenza pacifica e giusta: questo a livello locale e globale.

La responsabilità la esercitiamo per le questioni della porta accanto come di quelle che si svolgono all’altro capo del mondo.

Rispetto a tutto noi esercitiamo, in libertà, il nostro agire, in sostanza, responsabilmente ci occupiamo della storia e di conseguenza determiniamo cose buone e cose negative.

Dalla mia umile esperienza posso affermare  che per un agire umano nell’interesse e per il bene delle società è fondamentale investire energie e risorse per lo sviluppo di due aspetti della vita che oggi forse non vanno tanto di moda:

  • La cura educativa delle nuove generazione (ci metto il coinvolgimento di famiglia, associazioni, gruppi sociali, parrocchie)
  • L’istruzione nella sua globalità, che sia anche cultura, conoscenza, laboratorio di crescita relazionale, stimolo alla ricerca, luogo dove esercitare e sviluppare le proprie capacità (e qui ci metto la scuola)

Sono questi due percorsi che oggi, più che in passato, hanno bisogno l’uno dell’altro e che tra di essi occorre stabilite un patto solido, capace di creare quei luoghi di conoscenza e esperienze relazionali tali da caratterizzare, già oggi e nelle future generazioni, scelte giuste per tutti e preferenziali per i poveri, più deboli. Solo attraverso la presa di coscienza di queste strade da percorrere in alleanza, e non in contrapposizione, possiamo edificare società dove sia sempre più ridotto il numero degli esclusi e degli emarginati, dove ci sia accoglienza e rispetto tra diverse generazioni, popoli di diverso colore e persone di diversa estrazione sociale diversi ideali politici e diverso orientamento sessuale. Poiché tutti possiamo concorrere a creare benessere e soprattutto a ridurre l’uso della parola “diverso”.

È chiaro il fatto che il punto  di partenza siete voi giovani… la mia ventennale esperienza con adolescenti e giovani “di tutti i tipi” mi ha convinto di questo… perché dobbiamo contribuire tutti a valorizzare e vivificare il circolo relazionale giovane-adulto-famiglia-figli-società.

Non sto qui a dire che voi siete il futuro, che avete l’energia necessaria per fare le cose… Io sto qui a dirvi quello che voi avete insegnato a me più di tutto negli anni passati insieme: la volontà di cambiare le cose… la scelta preferenziale per cause perse.

Una certa comunicazione vi vuole violenti, ridotti a merce di consumo, desiderosi di un bello aspetto a dispetto di quello che veramente siete dentro.

Non fa notizia, sia ieri che oggi, il giovane che studia, o che lavora per pagarsi lo studio perché magari la sua famiglia può permettersi di sostenere il proprio figlio all’università, il giovane impegnato nel volontariato a fianco dei senza fissa dimora, dei migranti, degli anziani e dei diversamente abili. Tanti di voi fanno tutto questo bene, ma nessuno ne parla… oggi è più conveniente forse parlare del giovane senza mascherina (irresponsabile), del giovane delle pubblicità sempre al topo della forma… del giovane violento. Una certo sistema ci propone solo modelli vincenti, che gestiscono potere e soldi… che ci sussurra “chi te lo fa fare” pensa solo a te stesso…

Vi porto una riflessione di Don Milani, a proposito della ricerca spasmodica delle “cose”: “Le cose meno belle, purtroppo, vengono da sé, invece le cose belle bisogna imporsele con la volontà, perché c’è stato chi ha pensato a fare in modo che la società vi offrisse tutto quello che occorre perché alle cose belle e utili non ci pensaste e teneste la vostra vita a un basso livello”.

Ma voi, cari ragazzi, non potete accontentarvi di questo… non fatevi ingannare da false realtà… non fatevi corrompere da falsi miti di progresso e di benessere, rimanete puri nel vostro agire per il bene e per le cause perse; alimentatevi dall’esperienza della conoscenza, siate fiduciosi di chi vi accompagna nel vostro percorso con dedizione e amorevole cura. Nelle relazioni c’è sempre da imparare, tutte le generazione nella relazione non possono che imparare e consolidare la propria personalità.

Certo esiste un disagio giovanile, sociale e in particolare scolastico che aumenta con l’aumentare di questo tipo di mentalità dove la sconfitta diventa frustrazione; dove il non essere all’altezza delle situazioni diventa il chiudersi in se stesso per divenire poi soggetto o oggetto di bullismo; dove la carenza affettiva diventa isolamento sociale o il delegare le proprie responsabilità a un gruppo che determina scelte per tutti annullando ogni personalità.

A questo punto è necessario anche condividere – specie tra noi adulti –  il fatto che oggi parliamo molto dei giovani ma sicuramente poco con loro; È necessario avere la necessaria competenza nel trattare il fenomeno giovanile; È necessario considerare un naturale distacco rispetto ai giovani, non possiamo pensare di parlarne alla pari, perché non siamo più giovani e quindi passa anche il modo di essere giovani; La società è in continua evoluzione e in perenne cambiamento, per cui non è possibile essere vincolati a letture statiche e rigide; Bisogna considerare che lo stile e il modo di lamentarsi degli adolescenti di oggi, riprende lo stile e il modo di lamentarsi degli anziani di ieri rispetto ai giovani di ieri; Prima di essere giudici esigenti dei comportamenti giovanili, dobbiamo essere noi stesi giudici severi dei nostri comportamenti; Gli educatori devono utilizzare con la necessaria competenza e la giusta parsimonia le etichette sociali che classificano negativamente i giovani e i loro comportamenti deviati, termini come bullismo, drogati etc. vanno debitamente soppesati e utilizzati.

Aggiungo a questo punto un’ultima considerazione alla discussione sull’agire umano, e l’assunzione di responsabilità che riguarda tutti giovani e adulti; la società in genere sia essa civile che religiosa.

La responsabilità esige verità nelle scelte che si fanno ammettendo il proprio coinvolgimento sia che le nostre scelte risultano positive che negative. Spesso siamo abituati a trovare sempre un colpevole alle cose che accadono, lo stato, la chiesa, le istituzioni, la scuola… che non funzionano è sempre colpa di qualcuno che non siamo noi… quando non c’è verità e quindi l’ammissione di un nostro possibile errore, la responsabilità diviene erroneamente sinonimo di colpa interrompendo ogni tentativo di relazione necessaria al progresso ed alla convivenza pacifica in ogni ambiente di vita.

Quindi responsabilità rappresenta anche l’agire eroico all’interno delle comunità dove siamo chiamati a vivere… là dove nonostante siamo tutti pressati da tanta negatività che ci viene somministrata quotidianamente, sappiamo mantenere il nostro agire integro. Quindi l’eroe o il santo di oggi è il giovane che sceglie lo studio anziché marinare la scuola …. Che sceglie la partecipazione nell’azione sociale e politica, anziché la via delinquenziale per risolvere i problemi e le questioni.

Termino questo incontro con l’esempio che forse non a caso ci propone la liturgia cattolica di oggi.

Oggi la Chiesa Cattolica ricorda san Martino, vescovo di Tours, vissuto tra il 316 e il 397, originario della moderna Ungheria, tra i primi santi cristiani non martiri della Chiesa Cattolica.

Martino era addetto alla sorveglianza all’interno della guarnigione. Durante la ronda notturna, di un gelido inverno, incontrò un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente tagliò in due il suo mantello militare e lo condivise con il mendicante. Ecco, mi auguro che la vita di tutti noi possa trarre ispirazione da questo gesto di S. Martino, fatta di azioni concrete verso l’altro “.

 

Gli altri tre incontri si terranno il 26 novembre, il 4 e il 18 dicembre. Al centro sempre i temi della legalità, del rispetto degli altri, del contrasto al bullismo, in tutte le sue forme.